In ambito europeo le parti hanno la facoltà di concordare in anticipo quali giudici saranno competenti a decidere eventuali controversie che possano insorgere tra di loro e di escludere che la controparte possa attrarli davanti al proprio tribunale. Tale principio, di deroga del foro, è disciplinato dall’art. 25 
del Regolamento UE 1215/2012, che prevede come condizione di validità di una deroga di competenza il fatto che l’accordo attributivo di competenza sia stato:

 

  • concluso per iscritto o provato per iscritto;
  •  in una forma ammessa dalle pratiche che le parti hanno stabilito tra di loro; o
  • nel commercio internazionale, in una forma ammessa da un uso che le parti conoscevano o avrebbero dovuto conoscere e che, in tale ambito, è ampiamente conosciuto e regolarmente rispettato dalle parti di contratti dello stesso tipo nel settore commerciale considerato.

In caso le parti non avessero espressamente formulato tale scelta, la competenza sarà principalmente regolata dai seguenti principi: il principio generale del foro del convenuto (art. 4 del Regolamento) e il principio dell'”esecuzione dell’obbligazione dedotta i giudizio” (art. 7 del Regolamento). Con specifico riguardo a tale secondo opzione, l’art. 7 del Regolamento, dispone che una persona domiciliata in uno Stato membro può essere convenuta in un altro Stato membro:

a) in materia contrattuale, davanti all’autorità giurisdizionale del luogo di esecuzione dell’obbligazione dedotta in giudizio;
b) ai fini dell’applicazione della presente disposizione e salvo diversa convenzione, il luogo di esecuzione dell’obbligazione dedotta in giudizio è: nel caso della compravendita di beni, il luogo, situato in uno Stato membro, in cui i beni sono stati o avrebbero dovuto essere consegnati in base al con­tratto, 
”

Leggendo tale norma, non si comprende appieno cosa debba intendersi per “luogo di consegna”, ossia se si debba considerare tale luogo quello in cui è avvenuta la consegna materiale al venditore, oppure se possa ritenersi sufficiente il luogo di consegna al vettore. A risolvere tale controversia, si è pronunciata di recente la Corte di Giustizia, affermando che:

L’art. 5, punto 1, lett. b), primo trattino, del regolamento n. 44/2001 deve essere interpretato nel senso che, in caso di vendita a distanza, il luogo in cui i beni sono stati o avrebbero dovuto essere consegnati in base al contratto deve essere determinato sulla base delle disposizioni di tale contratto. Se non è possibile determinare il luogo di consegna su tale base, senza far riferimento al diritto sostanziale applicabile al contratto, tale luogo è quello della consegna materiale dei beni mediante la quale l’acquirente ha conseguito o avrebbe dovuto conseguire il potere di disporre effettivamente di tali beni alla destinazione finale dell’operazione di vendita.” (Sentenza Car. Trim GmbH C-381/80)

A seguito di tale sentenza si è espressa nuovamente su tale questione la Corte di Giustizia, rilevando che la pronuncia sopra citata non chiariva in che misura sia possibile prendere in considerazione termini e clausole del contratto che non contengono un’indicazione diretta ed esplicita del luogo di consegna che determini il tribunale competente a conoscere delle controversie tra le parti. La Cortese si è pertanto nuovamente pronunciata  affermando che

“il giudice nazionale adito deve tenere conto di tutti i termini e di tutte le clausole rilevanti di tale contratto che siano idonei a identificare con chiarezza tale luogo, ivi compresi i termini e le clausole generalmente riconosciuti e sanciti dagli usi del commercio internazionale, quali gli Incoterms («International Commercial Terms»), elaborati dalla Camera di commercio internazionale, nella versione pubblicata nel 2000.

Se il contratto in questione contiene termini o clausole del genere, può risultare necessario esaminare se si tratti di pattuizioni che fissano unicamente le condizioni relative alla ripartizione dei rischi legati al trasporto dei beni o alla ripartizione dei costi tra le parti contraenti oppure se esse indichino anche il luogo di consegna dei beni. Per quanto riguarda l’Incoterm «Ex Works», […] tale clausola comprende […] anche le disposizioni dei punti A4 e B4, intitolati rispettivamente «Delivery» e «Taking delivery», che rinviano al medesimo luogo e consentono quindi di individuare il luogo di consegna dei beni.” Electrosteel Europe SA – Causa
 C‐87/10)

La Corte, pertanto, conclude, asserendo che:

al fine di verificare se il luogo di consegna sia determinato «in base al contratto», il giudice nazionale adito deve tenere conto di tutti i termini e di tutte le clausole rilevanti di tale contratto che siano idonei a identificare con chiarezza tale luogo, ivi compresi i termini e le clausole generalmente riconosciuti e sanciti dagli usi del commercio internazionale, quali gli Incoterms («International Commercial Terms»), elaborati dalla Camera di commercio internazionale, nella versione pubblicata nel 2000.

Se non è possibile determinare il luogo di consegna su tale base, senza far riferimento al diritto sostanziale applicabile al contratto, tale luogo è quello della consegna materiale dei beni mediante la quale l’acquirente ha conseguito o avrebbe dovuto conseguire il potere di disporre effettivamente di tali beni alla destinazione finale dell’operazione di vendita.

Sul tale questione di recente si sono inoltre espresse le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, con ordinanza n. 24279 del 2014, che hanno affermato che:

il criterio del luogo di esecuzione della prestazione di consegna, […], va applicato a prescindere da ogni considerazione sulle modalità del trasporto e sul luogo in cui il vettore prende in carico le merci” e che “non può assumere valore la dicitura ex Works unilateralmente inserita nelle fatture emesse da parte venditrice”, ma che tale modalità di consegna, deve essere di fatto concordata tra le parti.”

Sulla base di quanto esposto, la giurisprudenza europea ritiene ormai consolidatamene che con l’inserimento all’interno del contratto della clausola “ex Works Iconterms”, le parti concordano che la consegna della merce (così come intesa dalle direttive europee 44/2001 e 1215/2012) debba avvenire presso la sede del produttore e, pertanto, in caso di mancata deroga di competenza delle parti, il giudice competente a decidere sarà quello della sede del venditore.

Posto che le clausole ex-works sono spesso utilizzate nell’ambito del commercio internazionale, è importante prestare attenzione alle conseguenze che l’inserimento di tale clausola potrà avere in caso di controversia tra le parti. Si consiglia, pertanto, di valutare eventualmente di pattuire precedentemente la competenza giurisdizionale in caso di vertenza, oppure, essere consapevoli di quali siano le conseguenze in caso di mancato accordo.

 

 

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