Le provvigioni dell’agente per gli affari conclusi dal preponente dopo lo scioglimento del rapporto.

Una delle questioni più delicate, in tema di agenzia, è quella relativa al diritto dell’agente a percepire le provvigioni per gli affari che ha segnalato al preponente, oppure siano stati dallo stesso conclusi a seguito dello scioglimento del rapporto contrattuale.

Tale questione viene regolata dal terzo comma dell’1748 c.c., che dispone:

“L’agente ha diritto alla provvigione sugli affari conclusi dopo la data di scioglimento del contratto se la proposta è pervenuta al preponente o all’agente in data antecedente o gli affari sono conclusi entro un termine ragionevole dalla data di scioglimento del contratto e la conclusione è da ricondurre prevalentemente all’attività da lui svolta”

Lo stesso comma prevede altresì che:

“in tali casi la provvigione è dovuta solo all’agente precedente, salvo che da specifiche circostanze risulti equo ripartire la provvigione tra gli agenti intervenuti.”

L’articolo sopra riportato, disciplina due distinte fattispecie, per le quali l’agente può pretendere le provvigioni maturate a seguito della cessazione del contratto:

  • se la proposta è pervenuta al preponente o all’agente in data antecedente allo scioglimento del rapporto contrattuale;
  • negli altri casi, se l’affare è stato concluso entro un termine ragionevole dalla data di scioglimento del contratto e la conclusione è da ricondurre prevalentemente all’attività svolta dall’agente stesso. In tal caso l’agente avrà diritto solamente ad una parte della provvigione, qualora la conclusione dell’affare sia parzialmente attribuibile all’agente che è subentrato successivamente nel rapporto.

Pertanto, qualora la proposta sia pervenuta prima dello scioglimento del rapporto, l’agente avrà diritto alla provvigione solamente se il contratto verrà concluso dal preponente, nel caso invece in cui la proposta si perfezioni successivamente, il diritto alla provvigione sarà condizionato, oltre che alla stipula del contratto in un termine ragionevole, anche dalla prevalenza dell’apporto prestato dall’agente.

Uno dei maggiori problemi interpretativi della norma oggetto di analisi è certamente individuare cosa si debba intendere per termine ragionevole, ossia quale sia la durata temporale massima, perché possa riconoscersi all’agente ancora il diritto alla provvigione. Sul punto la giurisprudenza non è uniforme, si legge di casi che hanno fissato tale termine in sei mesi (cfr. Cass. Civ. 2006, n. 2824, in Leggi d’Italia) ed altri che hanno ritenuto ragionevole un termine addirittura biennale (Cass. Civ. 2013, n. 894, in Leggi d’Italia). Si deve comunque ritenere che la ragionevolezza del termine debba essere parametrata anche in base al settore merceologico in cui l’agente ha operato ed agli usi in vigore in tale rapporto.

Certamente più chiara è la disciplina degli AEC Industria 2014, che all’art. 6, comma 12 così dispongono:

L’agente o rappresentante ha diritto alla provvigione sugli affari proposti e conclusi anche dopo lo scioglimento del contratto, se la conclusione è effetto soprattutto dell’attività da lui svolta ed essa avvenga entro un termine ragionevole dalla cessazione del rapporto. A tal fine, all’atto della cessazione del rapporto, l’agente o rappresentante relazionerà dettagliatamente la preponente sulle trattative commerciali intraprese, ma non concluse, a causa dell’intervenuto scioglimento del contratto di agenzia. Qualora, nell’arco di sei mesi dalla data di cessazione del rapporto, alcune di tali trattative vadano a buon fine, l’agente avrà diritto alle relative provvigioni, come sopra regolato. Decorso tale termine, la conclusione di ogni eventuale ordine, inserito o meno nella relazione dell’agente, non potrà più essere considerata conseguenza dell’attività da lui svolta e non sarà quindi riconosciuta alcuna provvigione. Sono fatti comunque salvi gli accordi fra le parti, che prevedano un termine temporale diverso o la ripartizione della provvigione fra gli agenti succedutisi nella zona ed intervenuti per la promozione e conclusione dell’affare.”

Dalla lettura di tale articolo, si può quindi evincere che:

  • l’agente all’atto della cessazione del rapporto, dovrà informare dettagliatamente il preponente su quali (e quante) trattative commerciali siano ancora pendenti;
  • l’agente potrà rivendicare il diritto alle provvigioni esclusivamente indicate nella relazione di cui al punto precedente;
  • l’agente avrà diritto solamente alle provvigioni per le trattative che abbiano portato alla conclusione di un contratto entro il termine di sei mesi dalla cessazione del rapporto;
  • il termine di sei mesi è comunque derogabile dalle parti, che possono allungarlo, accorcialo o, addirittura, escluderlo integralmente.

Gli AEC industria, hanno quindi voluto adottare una soluzione che predilige in primo luogo una certezza del rapporto e la semplificazione dello stesso, inserendo in maniera chiara e precisa i termini di decadenza, gli obblighi dell’agente e i diritti dello stesso.

 

Cinema & Diritto

Il film può rivelare, come in uno specchio, la percezione sociale diffusa del diritto, il modo nel quale il diritto è “sentito”, vissuto o addirittura subito dalla collettività.
Prof.ssa Elisabetta Pederzini